19 Febbraio 2005 - Cronache Picentine
(Sci-escursionismo- Dal Laceno al Cupone)
Ad ogni inverno, si sa, sciatori ed affini intraprendono almeno mentalmente la danza della neve impetrando la caduta del bianco elemento. Quest’anno….troppa grazia. Le copiose, costanti e ripetute precipitazioni nevose hanno messo in crisi tutto il centro sud e cagionato danni ancora riecheggianti sui media. Anche gli sciatori – specie i praticanti la versione escursionistica – hanno paradossalmente avuto i loro piccoli disagi: anzitutto per la viabilità e per il cattivo tempo, spesso anche per la qualità (troppo soffice) della neve.
Ma poiché a caval donato, specie se bianco, non si guarda in bocca, approfittiamo comunque dell’abbondanza, limitandoci a riportare nelle nostre piccole cronache le particolarità di quest’annata, fra cui gli accomodamenti e gli espedienti imposti dalla situazione.
Anzi tutto un’accentuata attenzione ai dettati meteorologici, superando le facili ironie su colonnelli, capitani e satelliti che “non ci azzeccano mai” Questa volta invece (come del resto abbastanza spesso) ci hanno azzeccato. Pertanto: anticipazione a sabato 19 febbraio del programma della domenica 20.
Ed infatti la mattinata si è presentata letteralmente favolosa: Un sole splendente trasfigurava ogni particolare, i monti imbiancati fino all’ultimo cespuglio ridondavano di un candore paradisiaco, qualche velo di residua nebbiolina aleggiava danzando dal fondo delle valli, il fruscio degli sci sulla neve era una sorta di musica silente, si scivolava su di un soffice tappeto, incuranti degli sprofondamenti talvolta imposti dalla sovrabbondanza e dai regali delle nevicate scrollate al nostro passaggio dai rami penduli e sovraccarichi. Ci precedeva un amico munito di ciaspole robuste e tecnologiche, provvidenzialmente alleviando la nostra fatica (“è la ciaspola che traccia il solco, ma è lo sci che ne approfitta”) La sconfinata ellissi di Piano degli Acernesi, (eravamo partiti dal Laceno) spazio delimitato ed infinito al tempo stesso ci mostrò a mezzogiorno le prime nuvole che salendo dal versante del mare si industriavano a mutare in argenteo uno scenario altrimenti dorato; ampi squarci di azzurro ci confortavano; ancora splendeva alla vista, in alto, bianca e ghiacciata l’antenna del Cervialto. Non ci saremmo fermati comunque: superato il valico del Colle del Leone, giù a capofitto verso la conca sottostante del Prato del Leone, tagliando tornanti ripidi ma non impossibili, poiché la neve fresca attenuava ad un tempo la pendenza ed il nostro impeto. Su di un’amena piega della valletta, punteggiata da radi scopettoni residui di rinsecchite ginestre, i primi attesero i ritardatari, levando un saluto ed un ringraziamento al “ciaspolante” inerpicatosi direttamente sui costoni della Rajamagra onde ripulirne un sentiero. Quando giunge la retroguardia la si conforta e si abbozza una sommaria sciolinatura con una crema alla glicerina destinata ad altri scopi. Anche questo è il nostro sci anomalo ! Con qualche difficoltà ritroviamo la sterrata che si infila nel bosco, poiché la neve ha pareggiato e cancellato tutto. I primi fuggono avanti per travolgere le eventuali esitazioni e stornare i propositi di rinuncia dei secondi. Il sole non c’è più, ma il paesaggio resta magico. Saliamo, scendiamo, risaliamo. Incontriamo un bivio dal quale si potrebbe tornare indietro senza rifare la stessa via. Il “saggio” del gruppo, come era da aspettarsi, propone una “semplice” domanda: “E allora perché andiamo avanti?” Il leader lo fulmina: “Tanto valeva restare a casa!” E solo per non sembrare retorico si trattiene dal declamare: “Fatti non fosti a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. La virtute e la conoscenza in questo (piccolo caso) sono la voglia di scoprire, di esplorare, di andare sempre verso una meta, anche su scenari già noti. Si perché chi va in montagna è sempre in atteggiamento di ricerca, si aspetta sempre il miracolo di un paesaggio nuovo, di sensazioni nuove, di incontrare elfi ed oreadi dietro l’ultima curva o dietro quell’altra cima…che poi non sono mai le ultime perché ce ne è sempre un’altra che ti intriga e ti attrae…. E la montagna queste sensazioni le dà a chi è con lei in sintonia: ti fa temere sperare di esserti perso e confuso nella sua “infinitezza” perché una coltre di neve od un velario di nebbia hanno cambiato scenari e prospettive, perché una cortina di nuovo ed impenetrabile fogliame, complice un momento di distrazione, ti ha portato fuori strada…..E allora trepidi ed assapori il mistero. Ma dove mai? Sulle piccole montagne di casa nostra? Si anche lì, poiché il mistero, l’amore, la scoperta, sono dentro di noi e con noi vivono quando si realizzano le sintonie e gli accordi giusti, in qualsiasi ambiente.
Un tratto di neve particolarmente soffice ed attaccaticcia tenta ancora di dissuaderci. Ma la meta irrinunciabile è il perfetto circolo di Piano del Cupone, atrio immenso e sontuoso della grotta Strazzatrippa, chiuso a mezzogiorno dal Filigatti e dalle sue Coste. Dobbiamo raggiungerla e la raggiungiamo. Qui possiamo finalmente sostare, approvati da un ritornante raggio di sole. Accomodati su sci e zaini (e qualcuno su di un ramo di ginestra solido ma flessibile) gustiamo il panino irridendo a coloro che in questo momento assorbono fumi e succulenze insalubri di ristoranti e rifugi.
Solo il freddo della temperatura e della digestione ci svellono dal nostro sito. Dietro front, inzialmente sullo stesso percorso, ma poi deviando sul tracciato del sentiero 14, bretella che risale sulla strada principale che da Piano Migliato porta a Colle del Leone. Gli ex ultimi della comitiva, diventati primi per non essersi fermati al Cupone, hanno tracciato i solchi e consentono agli altri di procedere agevolmente. Ci rallegrano piccoli punti di neve e poi più consistenti fiocchi che il vento dell’annunciata perturbazione pomeridiana si incarica di recapitarci. Affrettiamo però il passo per tema di un blocco delle auto. In questo ci aiuta il volo del tratto della discesa finale dal Colle al Laceno. Ma possiamo attendere qui con tutta calma i ritardatari poiché il versante più interno è ancora abbastanza chiaro. Solo una volta in viaggio, nella zona di Avellino, una pioggia fitta e copiosa ci confermerà la saggezza del praticato anticipo ed aumenterà la soddisfazione della giornata rubata.
