20 Marzo 2005 - Cronache Picentine
(Sci-escursionismo – Laceno-Cupone- Colle delle Radici)
E’ arrivata la primavera ! La sospirata primavera, secondo il più vieto dei luoghi comuni. Questo sospiro non appartiene però agli sciatori che con la primavera vedono l’inizio della fine. E d’altronde: a qualcuno (la neve) piace calda? No di certo, poiché nella migliore delle ipotesi la neve quando è calda è una “pappa”. E tuttavia, se vogliamo essere sinceri, la primavera in fondo ha i suoi vantaggi pure per gli amanti della neve: le giornate sono più lunghe, la punta del naso non si gela, le barbe non si imperlano di ghiaccioli, il cielo è più luminoso ed azzurro….
Così è stato la scorsa domenica, almeno in montagna. Alla partenza infatti la costa e la pianura erano soffocate da un misto di smog, foschia ed umidità affatto deprimenti. Ancora una volta però l’elevazione ha assicurato trasparenza e purezza.
Il piano del Laceno, ancora sepolto da una consistente coltre di neve (solo in qualche bordo più esposto cominciavano ad occhieggiare fastidiose macchie di fanghiglia) biancheggiava sotto un cielo impeccabilmente azzurro. Via di corsa allora, come per l’assurdo timore di uno scioglimento improvviso. Il manto era ancora sorprendentemente elastico e scorrevole. Via di corsa nel consueto ma sempre meraviglioso scenario del Piano Acernese e del Colle del Leone, per tuffarci poi nel sottostante omonimo Prato, ombelico nascosto ma solare, di un mondo circondato da una armoniosa danza di vette. Qui è naturale attardarsi su morbide ondulazioni per reiterare golose discese, dotate della pendenza abbastanza buona per volare, ma non tanto cattiva da precipitare.
Ma presto l’esigenza ludica viene sopraffatta da quella propria di chi va in montagna: andare su, andare avanti. Come è tipico dei Picentini, ai pianori si alternano i boschi ed ai boschi i pianori. Via quindi per i meandri della giovane faggeta, ombrosa ma naturalmente spoglia e permeabile pertanto al prepotente sole primaverile, per poi uscire nell’ampio e successivo circolo del Cupone. Durante il percorso gli animi erano stati già preparati: la giornata è lunga e va sfruttata, che a nessuno venga in mente di proporre un inglorioso dietro-front. E così è: vinta qualche blanda resistenza, anche gli stomaci brontolanti vengono messi a tacere. Veloce slalom nel labirinto degli arbusti stecchiti di ginestra e biancospino per indovinare il passaggio a sud-est che risale verso Colle delle Radici…E’ una parola! La neve abbondante copre ogni traccia e gli arbusti fanno velo. La circolarità sarà pure simbolo della perfezione, ma uscire da una linea retta è certamente più facile che uscire da una circonferenza. Ci sventagliamo. Di qua, di là, no più a destra, no più su….. I varchi, come si aprono, si chiudono e nel bel mezzo di quello che sembrava un tratturo, un faggio secolare ti ammonisce che hai sbagliato il cammino. Poiché alla nostra sinistra ci è geograficamente nota una profonda forra che separa la sterrata da noi appetita dalla sovrastante strada asfaltata Piano Migliato Laceno, poggiamo a destra. Ci invita un’ avvallamento che sembra dolce e trattabile. L’illusione cade dopo poco, quando l’avvallamento diventa sempre più concavo e la pendenza si impenna. Prima saliamo a scaletta, poi dobbiamo togliere gli sci, col risultato di affondare fino al ginocchio. La più giovane della compagnia, che ha il vezzo di non tirare su le bretelle, fa generosa incetta di neve dal bordo superiore dei pantaloni. L’occasionale direttore di escursione fugge avanti per non sentire improperi e richieste di ritirata. La sconfitta è evitata per miracolo. Alla sommità del canalone appare una più agevole dorsalina e sotto di lei la strada: era più a sinistra ! Non sottolineamo la circostanza per non venir meno, in tempi elettorali, alla par condicio, ma ci caliamo esultanti sul sospirato tracciato. L’esultanza, per vero, non è generale poichè la strada è ancora in salita. Il graduale aprirsi delle pareti della forra promette però la prossimità della meta ed il poliglotta del gruppo misteriosamente preannuncia una sosta ristoratrice nell’oasi brasiliana di “Cada Macaco”. Nessuno lo ascolta, così come nessuno ascolta il geografo che spiega che stiamo per uscire dal bacino idrografico del Tusciano per affacciarci (nientemeno!) in quello del Sele. Lo spartiacque (Colle delle Radici, appunto) è una selletta pianeggiante di cui fa parte la stessa strada che viene da Migliato e che finalmente raggiungiamo. Con un ultimo sforzo, respinta la tentazione di tornare subito indietro, guadagniamo l’oasi: si tratta di un ameno poggio poco sopra Colle delle Radici, dove già in altre occasioni ciascuno di noi trovò il proprio ramo per appollaiarsi a mangiare; di qui il nome, con traduzione dal portoghese dell’intera frase: “Cada Macaco no seu gallo = Ciascuna scimmia sul suo ramo” (il gallo non c’entra e si legge gaglio). Stavolta il ramo è un tronco unico reclinato al suolo sul quale troviamo posto quasi tutti. Il fascino del sito (e la fame arretrata) ci riducono al silenzio. Ci avvolgono quiete ondulazioni e taluni faggi monumentali armonicamente disposti; da un unico squarcio, lontano, si intravedono brani del Polveracchio e del Boschetiello. La sosta vorrebbe essere eterna, ma bisogna pur ripartire. Il cielo, rimasto completamente azzurro per tutta la giornata, diventa appena meno limpido per una sorta di impercettibile ed argenteo pulviscolo, lontano parente della foschia. Agevole e troppo breve è la via del ritorno (sull’ ampia via Migliato-Laceno) in comoda e prevalente discesa. Le tracce di altri amici (fra i quali nientemeno che il Presidente della Sezione del CAI di Napoli) i quali hanno scelto un percorso più agevole, provvidenzialmente solcano la neve ormai molle. Nella parte finale, più ripida e dove l’ombra è già calata, riappaiono tuttavia tratti lievemente ghiacciati e infliggono qualche capitombolo all’incauto e troppo fiducioso discesista.
Al campo base (Bar La Lucciola) i gruppi si ricongiungono e raddoppiano le gioie godute mescolando congratulazioni, esperienze ed abbracci. E soprattutto un auspicio: Calda o fredda che sia, questa neve duri almeno fino a maggio!
