4 Gennaio 2007 -

La quadratura del circolo

(CIRCUITO SCIESCURSIONISTICO DELLE ACQUE NERE)


Il Piano delle Acque Nere, armoniosamente incastonato a mezza costa – o poco più su – del Massiccio del Terminio costituisce un’ottima palestra sci-escursionistica, specie per i principianti.
Anzitutto per la mancanza di grossi dislivelli e quindi per la sua circolarità, la quale, come è noto, è sempre simbolo di perfezione.
Trattasi però di un circolo che deve essere fatto quadrare ed in questo caso i problemi di quadratura sono più di uno. Anzitutto la questione dell’innevamento, non frequente a causa della quota non elevata dei luoghi, variante intorno ai 1100 m. Altra difficoltà è costituita dalla strada del Monte Terminio che, se pur spazzata dagli appositi mezzi, risulta spesso insidiosa nei suo anfratti d’ombra; e l’insidia cresce nei giorni di maggiore frequentazione da parte degli autisti della domenica, capaci di piantarsi in mezzo alla strada per attingere ad una fontana, fare acquisti a qualche bancarella, improvvisare un pupazzo di neve su di un piazzola.
E’ preferibile pertanto recarsi in loco in una giornata non festiva, ma ciò, ovviamente, impone un’altra quadratura del circolo: conciliare l’uscita con gli impegni di lavoro.
La quadratura finale, poi è quella di pescare al volo una bella giornata limpida e splendente di sole invernale onde godere appieno di tutte le opportunità della neve.
Tutte queste condizioni, o meglio tutte queste quadrature, sono confluite in uno dei primi giorni del gennaio 2007. 
Convocati i pensionati o coloro che erano riusciti a sbrigare gli impegni di lavoro, si forma sul mezzogiorno un’esigua pattuglia, consapevole dell’ora tarda, ma disposta a sfidare anche le ombre del tramonto. Partiamo dopo mezzogiorno.
Fra le varie opzioni del Terminio, la meta è incerta, ma il manto di neve già cospicuo ed invitante ci induce a scendere dalle auto già a Varco del Faggio, anelanti al tuffo nella sottostante radura che costituisce l’anticamera del nostro percorso. C’è un principiante, anzi un reduce dello sci-escursionimo. Confessa trepidante che da venti anni non calza gli sci. Li ha ricomprati nuovi e fiammanti e con l’emozione di un fanciullo (ri)muove i primi passi, pregando di essere atteso. Constatiamo subito che non ha dimenticato e che una volta imparato a nuotare si resta a galla. Del resto il percorso è agevole e la neve farinosa e scorrevole quanto basta. Teniamo la sinistra, sul lato nord del circuito che però è ben aperto verso il mezzogiorno; procediamo pertanto in piena luce. I faggi giovani e sottili, anche quando sono fitti, non fanno ombra, ma si disegnano sulla neve come le esili corde di un’arpa. Ci pare quasi di sentirne l’armonia: la musica della natura sa esprimersi anche senza suoni. Improvvisa e solenne ci circonda ad un tratto una piccola ma forte abetaia che, lungi dal rivelare la sua origine di artificiale rimboschimento, si presenta perfettamente connaturata ai luoghi, orgogliosamente tendendo rami robusti e pesanti di neve. Ci introduciamo in punta di sci in questa cattedrale, non mancando di ricordare di quando queste piante, appena messe a dimora, erano bambine e non arrivavano ai nostri petti. Anche questo ci ricorda che sono passati venti anni ! Ma stavolta il passare del tempo dà gioia e non malinconia. Cessata la galleria delle conifere, si apre grandioso ed azzurro il panorama dei Picentini innevati: prima l’Accellica, cui fa da lontano contrappunto il Polveracchio, quindi le tre Raie e dietro l’ultima di esse il Cervialto. Termina un rettilineo in faccia ad un bosco di agrifogli, che sembra celare le delizie ed i misteri di un giardino incantato. Non dobbiamo entrarvi, però, ma svoltare a sinistra in discesa, verso la zona della Grotta Cantraloni. Il principiante fila a perfezione lungo il nastro bianco e vellutato. Qualcun altro becca l’unica pietra del percorso e deve constatare che non proprio di velluto si trattava. Mando il principiante a visitare l’atrio della grotta , anche per sottrarmi ai suoi sguardi pietosi. Il gruppo si riunisce e lancia solo uno sguardo al sovrastante rifugio. Temiamo l’avanzare del meriggio e ci caliamo rapidamente giù verso il fondo del Piano su di una petrosa bretella che costringe i più a togliere i legni. Li rimettiamo subito sulla strada del Piano che si apre qui nella sua massima estensione. Il sole è ancora alto e fa risplendere tutta la circonferenza e l’ area in essa inclusa . Sosta e fotografie di rito nei pressi del principale corso delle Acque Nere, con il supporto di quattro panchine innevate. Traversiamo quindi il pianoro sull’unico ponte del comprensorio. Uno sguardo dal ponte: invito a constatare come le acque, grazie al loro letto di sabbia (vulcanica?), appaiano realmente nere, specie nel contrasto con l’albore assoluto della neve. Spiego altresì come il Grande Puffo, oggi assente, sia sempre restio a passare questo ponte e vorrebbe proseguire il giro nel bel mezzo del pianoro, così guadagnando un percorso di guerra fatto da fili spinati a tre piani e ripetuti guadi nei vari rami delle acque nere. La strada invece al di là del ponte è diritta e senza ostacoli. Certo è all’ombra, in quanto immediatamente sottoposta a un risvolti collinari che le precludono il mezzogiorno; ne guadagnano però la qualità della neve e gli effetti speciali che nel contrasto con la piena luce del restante piano fanno quasi azzurro il nastro ora percorso. Scivoliamo veloci, fin troppo, e notiamo quasi con delusione che siamo già arrivati all’Acqua della Pietra, sorgente che chiude ad ovest il Piano, presso un scoglio, rusticamente puntuto di sassi ed arbusti. Ora la strada si inerpica contornando – e saltando talora di qua e talora di là – un greto torrentizio. Anni fa tentammo pure noi di restare nel mezzo, con il brillante risultato di “fare notte” tra dossi e canaloni senza alcuna traccia di sentiero, nello sgomento di buona parte del numeroso gruppo di escursionisti 
Esperienza ormai superata per effetto di reiterati ritorni, con gli sci ed a piedi. Proseguiamo pertanto sicuri tenendoci a sinistra e mirando alla luce di Varco del Faggio che si delinea rosa sopra di noi. Dopo gli ultimi strappi, lievi ma fastidiosi al ritorno, siamo presto nella radura iniziale. Sono ancora le 16, il tramonto è solo iniziato e veste di un oro tenue e preziosissimo l’atmosfera del bosco. Percepiamo con fastidio il rombo di un pur raro motore proveniente dalla strada sovrastante e ci rifugiamo a destra, lungo il percorso iniziale, quasi volerlo rifare. Ah se avessi una forte pila, esclama il principiante, in pieno orgasmo niveo… Ci limitiamo ad un abbozzo di replay, ma …tutto passa e deve passare. 
Ci basti la soddisfazione di aver realizzato come meglio non si sarebbe potuto la quadratura del circolo.