7 Gennaio 2007 - Cronache Picentine
( Ovvero: quando lo sci non si rassegna)
Reduci dalle imprese di questo inizio invernale, blando ma per noi comunque provvisto di neve, avevamo appena qualche dubbio circa le opportunità che il giorno del 7.1 ci avrebbe offerto. Solo tre giorni prima infatti si era sciato in piena festa di sole e di neve.
Invece…invece il sole e la propizia brezza di settentrione cominciano a mancare, avendo esaurito il fulgore e nerbo nel giorno della Befana, sacro agli impegni domestici. E non è solo questo. Dalle grigie ed opprimenti cortine che cerchiano i monti, scendono molesti soffi che invano cerchiamo di sentire quali freddi. In realtà sono solo umidi e carichi di umori esiziali per la tenuta del manto nevoso.
Al grigio delle nubi fa da contrappunto il colore ocra e giallastro del suolo, che si estende su sempre più su fino al Piano Laceno. Malinconiche strie bianche residue si rifugiano vergognose nelle cunette e sotto le scarpate, non a promettere vittoriose avanzate ma a testimoniare piuttosto ritirata e sconfitta. Non accettiamo questa evidenza ed, illusi da un equivoco tappetino intermittente misto di ghiaccio e neve, abbandoniamo le auto che, del resto, non potrebbero proseguire su tale pavimento.. A piedi dunque, sicuri di poterci presto calzare.
Qui subito si delineano due partiti: gli stakanovisti del bianco elemento, capaci di apprezzarne, tra pietre e foglie, anche pochi centimetri quadrati ed i razionali che non accettano compromessi e non vogliono danneggiare gli sci (e non solo). I primi si arrangeranno nelle cunette, sulle banchine e negli anfratti e saltelleranno di chiazza in chiazza. I secondi marceranno decisi a piedi, fieramente quanto internamente imprecando all’avverso destino.
Anche il Piano Acernese ci delude: si presenta come una giubba di leopardo prevalentemente gialla. Le rade macchie bianche presenti vengono tuttavia cucite fra loro con certosina pazienza ed incrollabile fede da coloro che non si rassegnano e riescono così ad inventare uno straccio di percorso. Del resto, il fondo è qui erboso e non danneggia gli sci!
Il Colle del Leone si presenta nerissimo e desolato. Come altra e recente volta oso incitare e promettere: “ Avanti, fra un quarto d’ora avremo la neve!”.
Il gruppo non può fare altro che seguirmi, tra lo speranzoso e lo sfiduciato. Alla Fossa del Caprio – 25 minuti e non 15 – sembro comunque aver ragione ed imprudentemente mi elogio. Troppo presto: la neve continua si, ma poco più innanzi riaffiorano i sassi ed il manto diventa sempre più esiguo. Il partito dei seri rimette gli sci in ispalla. Altri fingono che tutto sia normale e si arrangiano, alternando tratti abbordabili a tratti malevoli. A Piano d’Acera il gruppo, che proprio oggi era numeroso, arriva comunque, anche se in ordine sparso. La conca è quasi tutta bianca e permette le consuete evoluzioni. Fra l’una e l’altra, mentre si affaccia appena, quasi ad irriderci, un raggio di sole cachettico ed effimero, arriviamo all’inevitabile confronto. Gli sciatori con prole decidono la sosta ed il dietro front. I perseveranti, con un membro di minoranza razionale, ma curioso comunque del territorio, decidono di proseguire. Una qualche speranza proviene dal fatto che stiamo per portarci sul versante nord della Raiamgra, per completarne il circuito. E già il versante ovest –che ad Valle d’Acera sale alla Loggetta – ci conforta con il suo spessore. Un tratto particolarmente esposto ci squaderna però un ossame grigiastro di pietre che schiviamo a stento. Anche il promontorio scopre le sue rocce ed è battuto dal vento. Allora viriamo a nord su di un tratto raro (e vedremo poi quanto) e delizioso di neve abbondante e croccante. Sostiamo presso un poggio dalla cui sommità ci si potrebbe già affacciare verso il Piano Laceno ed accucciati sotto il suo riparo celebriamo il rito del pasto, sicuri di aver finalmente imbroccato la retta via. Sarà così per poco: filiamo presto, troppo presto, sui tre o quattro tratti buoni per imbatterci poi in un infernale cocktail di discese ripide e pietre affioranti che costringono i più alla resa. Due soltanto riescono a sopravvivere in acrobazia. Ma si spiega: la prima è per sua natura una gazzella; il secondo è un vecchio marinaio, che ha affrontato ben altre tempeste. E così fra un levare e mettere, un mettere ed un levare di sci (ma il membro di minoranza una volta toltili non li rimette più) singhiozziamo a ritmi alternati. Il primo poggio, la “Nicchia di Diana” (grosso faggio incavato in cui la fotografammo), il poggio di Vallepiana. Qui ormai tutto è color ruggine, con appena qualche pois bianco. Legare definitivamente gli sci? Lo sconsiglio, con cognizione di causa. Il fondo della radura di Vallepiana, in quanto incavato e riparato, è ancora bianco, come speravo. Eccoci allora di nuovo a zigzagare falciando marroni e rinsecchite scope di felci ed a fingere che questo sia il gran finale di una perfetta giornata. E così, ancora sui legni, nel corridoio delle vecchie ginestre che ci mena verso il piccolo valico ove comunque termina ogni tracciato. Ma i più ostinati fino al valico ci arrivano. Dopo, dopo è sentiero e gli sci sarebbero stati comunque fuori gioco.
Con un misto di delusione e di soddisfazione, di stanchezza e di tenacia ci caliamo verso la piccola cappella di Santa Nesta al margine del Lago. Ci accoglieranno qui auto parcheggiate e l’ultima trovata di piccoli fuoristrada a quattro ruote inventati per violare la neve ed i boschi: insomma il consueto teatro dei turisti domenicali incapaci di affrontare la montagna senza protesi meccaniche.
E’ questo il definitivo suggello di una giornata da buttare?
Ma no, non è così, in montagna non solo non si butta niente (in ogni senso!), ma soprattutto non si fanno bilanci o sentenze, ed in ogni caso, per la montagna bilanci e sentenze non potrebbero mai essere negativi.
La montagna ci ha comunque accolto e con lei abbiamo anche oggi vissuto; in qualche modo abbiamo anche sciato, con le pietre e la neve, con i rami e le foglie, con le unghie e coi denti (ed anche qualche altra parte del corpo). Questo è lo sci che non si rassegna !
FpFerrara
