9 Settembre 2007 - Cronache Picentine
Il sole del mattino, che a tutto dà vita e colore, si espande per i vicoli del borgo. Risaltano i portali bianchi di pietra viva, si accendono le cascate di fiori dalle finestre. Spiccano pure, colorati e festanti, i centocinquanta escursionisti che prendono avvio dal centro antico di Sasso di Castalda – in provincia di Potenza – per inaugurare il “Sentiero Frassati” della Basilicata. La nostra meta è il monte Arioso (m 1.709), ma non ne vediamo la cima. Si apre invece davanti a noi un susseguirsi di groppe dolci e invitanti. Beviamo “profondamente al fonte alpestre” della Cappella di San Michele per affrontare sotto un cielo assolutamente azzurro la via dei pastori, segnata di traverso su quelle grandi zolle. Il panorama cresce man mano, ma prima di impadronirsi delle cime lontane, lo sguardo si diverte a fissare piccoli e intriganti particolari. I ruderi dell’antico mulino ed i residui stazzi, gli alberi per ora radi che emergono dall’oro dei prati inariditi dalla siccità, il manto fulvo dei cavalli che più in alto ci precedono, condotti da moderni cavalieri bardati da casacche arancioni. Sono qui per assisterci come, più giù e più su, le ambulanze ed i mezzi della polizia locale e della forestale.
Ma non avremo bisogno: bastando l’assistenza del beato Pier Giorgio Frassati, giungiamo presto al primo appuntamento presso il rifugio della Madonna del Sasso, qui non disdegnando la tradizionale ospitalità dei Castaldesi. È una vera e propria festa pasticciera, dalla quale le guide dovranno strapparci a colpi di fischietto. Si prosegue per sentieri ben tracciati tra i muri a secco eretti dal Corpo Forestale ai fini del rimboschimento. Ed infatti le stoppie cedono presto il passo ai pini ed ai faggi, al momento giusto, preservando i viandanti dalla crescente carezza del sole. A stento si scorge l’antenna del monte Pierfaone, ma nulla ancora del nostro Arioso. Il gruppo si sgrana, in fila per uno, lungo i più stretti e ripidi tornanti che precedono la Serra Giumenta. Cantando e chiacchierando si allacciano nuove amicizie e si rinsaldano le vecchie; si mescolano umori altamente alpini e profondamente appenninici; si confondono tutte le lingue dello stivale. Ci si inoltra così nella faggeta, finalmente solenne. Giuoca il sole tra le foglie e, velato per qualche istante da una prima nuvola, la rende a tratti più misteriosa. Presi dal suo incanto, non vorremmo uscire dal bosco ed accogliamo lieti le sue gobbe che una dopo l’altra ci nascondono ogni pronostico di cima. Vorremmo perderci in questo mare, ma una puntuale quanto discreta segnaletica ce lo impedisce.
L’ha impeccabilmente curata, assieme alla realizzazione del tracciato sul campo, la Sezione padrona di casa che oggi ci guida, quella di Potenza.
Siamo dunque sorpresi e quasi delusi quando dopo un ultimo strappo finalmente esplode la cima. Monte Arioso: aria e panorama pienissimi. La visione a 360 gradi quasi ci disorienta. Condizionati come siamo dalla piattezza delle carte geografiche e per lo più abituati alle due dimensioni consentite da limitanti pareti, compiamo con studio il nostro giro di orizzonte. A nord la piccola cima conica dei Foi di Picerno e più oltre la rotta cresta del Vulture; a est e sud-est dorsali indistinte e continue digradanti verso l’Adriatico e lo Ionio; a sud il Pollino, preceduto dai monti Sirino e Papa; quindi la rupe del Bulgheria sotto il quale sembra di intravedere il seno di Policastro; più prossimi risalendo verso ovest, Cervati, Motola, Alburni, il gruppo dei Picentini a nord-ovest. È la visione che affascinava don Giuseppe De Luca, genius loci, che qui posava a rubare la visione dei tre mari.
Nunc est canendum; è il momento di cantare “’Ncopp’ ’a muntagna”, inno valido almeno per tutto il Centro-sud, coniato dalla Sezione di Salerno e raccolto assieme ad altri canti alpini in “salsa” (citazione-omaggio doverosa per il Presidente generale) napoletana. Sulle sue note rotoliamo agevolmente giù fino al terminale degli impianti di sci per il ristoro del mezzogiorno. Il mezzodì per vero è passato, ma non la voglia di gustare fino in fondo le meraviglie del percorso. Così al belvedere della Tempa d’Albano affacciato sulla Valle Marsicana; ancor più nel trionfo della Costara. Qui faggi alti e drittissimi ci accolgono come in un tempio; ci negano la vista del cielo ma ci regalano suggestioni infinite. Percorriamo le sue navate quasi in punta di piedi, temendo di rovinare lo spesso tappeto di foglie la cui lieve macerazione esala un profumo quasi di vinaccia. Tutto è indistinto e meravigliosamente confuso. Viviamo uno di quei momenti tipici del fine escursione in cui sei tutt’uno con la montagna ed altro non vuoi sapere. Non vuoi sapere dove sei, da quando sei in cammino, non vuoi sapere soprattutto se arriverai, perché non vorresti arrivare.
Sappiamo però come vivi e pregnanti siano stati i momenti che hanno preceduto questo percorso.
Ricordiamo come Antonello Sica – consigliere della Sezione CAI di Salerno, ma da un po’ anche socio della GM di Roma – sia riuscito con fede e creatività eccezionali a mettere in moto quell’intreccio veramente provvidenziale di eventi che ha condotto in breve arco di tempo alla realizzazione in tutto il territorio nazionale (il progetto ne prevede uno per regione) di una rete di sentieri, dedicati a Pier Giorgio Frassati, alpinista e cristiano esemplare, morto in fama di santità a soli 24 anni e proclamato beato nel 1990 da Papa Wojtyla.
Riviviamo i momenti solenni e suggestivi della cerimonia di inaugurazione, ricordando come appena ieri – con la sapiente regia di Antonello – si siano ritrovati presso il teatro “Mariele Ventre” di Sasso di Castalda la famiglia caina, con il Presidente generale Annibale Salsa e il Past president – del CAI e del Club Arc Alpin – Roberto De Martin, e rappresentanti di numerose Sezioni d’Italia; altre associazioni ambientalistiche, quali Legambiente e “Giovane Montagna”, con il presidente generale Luciano Caprile ed alcuni soci di Roma; le tante autorità del territorio. Di tutti ricordiamo il positivo contributo, così come non possiamo dimenticare l’entusiastica accoglienza della gente di Sasso, che già in teatro – con l’appassionata testimonianza di Maddalena – ci ha fatto gustare (e non solo metaforicamente) la “dura dolcezza” dell’andar per monti sulle orme di Pier Giorgio.
Forti e profonde serbiamo le sensazioni del solenne rito secondo il quale, dopo la Santa Messa celebrata da mons. Agostino Superbo, Arcivescovo di Potenza, i rappresentanti delle regioni ove i sentieri già esistono hanno confuso le acque del loro territorio con quella del sentiero della Basilicata; subito dopo, all’inizio del percorso, il taglio del nastro ad opera dei tre Presidenti: Salsa, De Martin e Caprile.
Da questi concreti ricordi e dalle più aeree fantasie della giornata ci siamo pure dovuti staccare. La lunga ed animata teoria dei centocinquanta si è calata, infine, nell’ampia conchiglia di un accogliente vallone a disegnare un ultimo e variopinto arabesco di giubbe e di zaini.
Prima però si è raccolta presso il grande faggio monumentale di San Michele, annoverato tra gli “alberi padri della Basilicata”, per ringraziare con la preghiera ed il canto Colui che tutto questo ha creato.
Abbiamo allora sperimentato di essere in pace con Lui ed in piena armonia con il Beato Pier Giorgio Frassati, che di questo tredicesimo sentiero ci ha fatto dono.
Francescopaolo Ferrara
