1 Giugno 2008 -

Mai più!

1-2 giugno 2008: un programma perfetto, una duplice escursione su due fra le più interessanti cime del Parco  Nazionale d’Abruzzo, la Rocca Altiera m. 2018, a cavallo tra la Valle di Comino ed il gruppo della Meta e del Petroso; Monte Marcolano (m. 1940), sopra passo del Diavolo, balcone sulla conca del Fucino. Aggiungi il periodo, due giorni festivi all’inizio di giugno, quando la montagna vive la sua primavera; aggiungi la possibilità di una opzione allettante i più pigri, quella di limitare l’impegno ad una sola escursione, turisticamente cabotando in Pescasseroli nella seconda giornata. Tutto preannunciava, dunque, il pieno successo dell’iniziativa.

Ed invece, la mattina del 1° giugno ci ritroviamo solo in sei all’attacco del cammino, poco dopo Settefrati, sulla via che porta al santuario di Canneto. Tenaci e fedeli al programma imbocchiamo il sentiero – nemmeno troppo ripido – che ci consente di affrontare direttamente il filo del Colle; siamo allietati da un’erba addirittura splendente e dalla ombrosa frescura di una pineta. La lasciamo con dispiacere per subire, lungo le interminabili giravolte di una strada sterrata le calde, anzi ardenti, affettuosità del sole. Il direttore di escursione promette un bosco che non arriva mai. Cominciano a spuntare invece le Mainarde con le imponenti moli del Forcellone e del Cavallo, punteggiate da avari residui di neve. E finalmente la faggeta, freschissima, ma breve. Siamo quasi a 1800 metri e la vegetazione, com’è naturale, cessa. L’ambiente infatti si fa sempre più alpestre, ed alterna il verde dei pascoli al grigio delle pietraie. Ci consola una fontana che la  nostra guida ricordava copiosa, ma che oggi chioccia malata, con un esile filo.

Saliamo ancora fino ad un ampio pianoro verde ove le mucche giacciono acciambellate, ruminando erba e violette. Loro guardano noi, ma noi guardiamo il parallelepipedo della Meta che si staglia solenne a nord-est. Riconosciamo ad uno ad uno i suoi cortigiani, la Metuccia, il Passo dei Monaci, il Tartaro, L’Altare.

Non corteggia, ma domina, invece, la triplice ed arcuata cima del Petroso.

Cessa la morbidezza del prato per fare spazio  alle reiterate creste, puntute di sassi molesti, che ci separano dalla Rocca. Quest’ultima si erge più lontana di quanto pensassimo, come una sorta di cono che preannuncia un’arrampicata finale. Parte del gruppo devia dal retto sentiero e invece di seguire il filo di cresta sale e scende, scende e risale, in fastidiosi ed ancora sassosi valloncelli, incisi nel tempo dallo scorrimento delle acque. Oggi non scorre nulla, inutile dirlo. Tuttavia su di una sorta di terrazzo protetto dal sole di mezzogiorno resta ancora un consistente rettangolo di neve. Affondiamo gli scarponi con voluttà, mimiamo una scivolata, rinfreschiamo colli, teste e braccia.

Il sentiero ora è ben tracciato e corre sul lato di mezzogiorno rendendolo praticabile, così come non consentirebbe la conformazione ripida e convessa della parete.

Il cono  si avvicina lentamente e sembra sfidarci. Fingendo indifferenza lo aggiriamo e ne abbiamo infine ragione. Sono quasi le 14 e noi, accucciati in vetta, bevendo il sole ed il vento, affacciandoci con prudenza sulle orride pareti settentrionali che salgono dalla Valle di Canneto lanciando verdi ditate di faggi appiattite sull’erta, ci ripetiamo a gran voce: MAI PIU’ !

Mai più, infatti, già avevamo sospirato risalendo sotto i raggi impietosi del sole le balze di Colle San Giacomo; mai più, avevamo sbuffato mentre le verdi ma pungenti falasche della prima pineta ci frustavano le gambe nude; mai più, aveva chiocciato la “fontana malata” del mezzo cammino; mai più avevamo ansimato lungo le interminabili cimette sassose corteggianti la vetta.

Mai più queste fatiche?  No, certamente no, non è questo il senso dell’esclamazione!

Questo grido lanciato sulla vetta e lungo il cammino non era e non è un proposito di rinuncia e di resa, ma un grido di monito ed di nostalgia per i tanti consoci che non sono stati con noi, che ci hanno privato della gioia della loro compagnia, (così come si sono privati della nostra) che  hanno bruciato l’opportunità di questa ennesima impresa comune, che, optando per il partito della secessione, hanno dimenticato che INSIEME il verde è più verde, i fiori sono più colorati, meno cocente è il sole e più fresca è l’ultima neve,  più alte sono le vette ed immensi e sconfinati i cieli.

MAI PIU’ cari consoci, mai più!

Francescopaolo Ferrara